martedì 21 luglio 2009

Il rischio della conoscenza



Il rischio della conoscenza

Dal tabù dell’albero della conoscenza del bene e del male alla necessità ”sine qua non” di conoscere dell’uomo (adam). Partendo dall’esperienza comune alcuni spunti del prof. Sergio Andreatta per una riflessione filosofico-religiosa.



Breve esperienza di cammino spirituale con rare persone non suggestionate da un irrefrenabile desiderio di consumismo piuttosto che dalla ricerca di sé e di Dio.

Dell’interessante esperienza, una sosta di soli due giorni nel “deserto” dell’eremo di S.Egidio, in quel di Frosolone, ho scritto in un articolo precedente.

Non è stata soltanto l’occasione per conoscere il luogo sacro dove vive e opera l’eremita francescano padre Luciano Proietti, di cui sono stato indegnamente chiamato in precedenza a presentare a Latina il suo libro “Elogio della Vita solitaria”, Effatà Editrice, Torino – 2008.

“Ho trovato il luogo / dove scendere / alle radici del mio cuore / e delle ragioni della vita. / Ho trovato il luogo / in cui abitare con Dio / e avere tutto il tempo / per ascoltarlo, / parlargli, capirlo / e farmi prendere da Lui. / Ho trovato il luogo / dove Dio mi aspettava. / Nostalgia di farmi fanciullo / in questo grembo materno / di pietra, / come Adamo all’alba dei tempi” (“Elogio della vita solitaria”, pagg. 96 – 97). Così intensamente scrive Proietti del suo “buen retiro” montano.

Nell’ospitale piccolo refettorio claustrale due giovani responsabili del Cammino in Spes leggevano il documento conclusivo, una proposta intorno alla domanda “Adamo, dove sei?”: passi e passaggi di un programma per un altro anno di cammino che vede il Gruppo riunirsi “in ardente preghiera del cuore” una volta la settimana presso il Monastero di S. Chiara di Latina. Solo così (ma si può dire solo?) questo Gruppo si rinforza e si sviluppa diffondendosi in discrezione ogni giorno di più tra gli amici, per lo più pontini impegnati nella quotidianità, senza chimere per la testa, giovani che vogliono bene a se stessi e allo spirito di Dio che li guida. E non so quando nel tempo e non so neanche come tra il Gruppo e l’eremita si sia intrecciato un rapporto che sembra duraturo, nato forse attraverso il… Molise. Molisano di un paese limitrofo all’eremo è, infatti, Daniele uno dei fondatori di Spes.

“Adamo dove sei?” Tornato a Latina Daniele Efficace mi inviava una foto densa di simbolismi: nel giardino dell’Eden di Padre Luciano (retrostante la chiesina del ‘700) il serpente tentatore striscia in discesa dal tronco del melo mentre due piedi antagonisti (di due del gruppo) si apprestano a schiacciarlo sulla roccia (= saldezza), secondo la migliore interpretazione iconografica, o magari (perchè non si può mai dare per scontato il finale) ad esserne anche morsi… Mancherà ogni certezza sull’esito. Questa curata rappresentazione (del serpente e delle mele) per ricordarci il disorientamento ma anche la ricerca di senso che accompagna l’uomo contemporaneo, scenografia di plastica installata tra tante pietre modellate dall’erosione del vento e dell’acqua, tra una disseminazione di statue, soprattutto di bronzo, parlanti semplicemente del Vangelo di Gesù, tra tante piante piccole, ma che promettono già una rapida crescita in un disegno di riparo estivo del pellegrino che sopraggiunga fin nella solare pietraia.

E ora alcune veloci considerazioni sulla simbologia evocata. “Adamo, dove sei?” sta per “Uomo, in questa notte complessa e cangiante della nostra civiltà, ti sei forse perso?”. Quasi impossibile rispondere o meglio a ciascuno il suo tentativo di risposta.

La mela dell’albero della conoscenza con la sua invogliante e profumata bellezza rappresenta l’insopprimibile e libidico desiderio di amore e di conoscenza, a cominciare da quella carnale, sia per Eva che per Elena di Troia che per le tradizioni orali di tanti popoli antichi. Il bene e il male, posti come tabù iniziale, che non si voleva si conoscesse, rappresentano però la tesi-antitesi di una libertà di scelta che alla fine Dio stesso, in una sorta di compromesso con le sue iniziali intenzioni, deve riconoscere al libero arbitrio dell’uomo, alla sua indipendente coscienza messa in crisi e in situazione di decidere “da e per sé”. La disobbedienza è il peccato che per primo si focalizza ma che rappresenta anche il distacco e l’inizio di una crescita personale, benchè la cacciata dall’Eden prefiguri momenti di dolore sia per Eva (“con dolore partorirai figli”) che per Adamo (“Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra…”). Buio pesto, quindi, per una morte annunciata…

Il serpente è l’attore brillante che tiene la scena da protagonista, l’animale antropomorfo di non comune intelligenza che interpreta il copione di chi induce, ieri come oggi, al cedimento, ai compromessi (il più grave dei quali, guardando all’oggi, è certamente in politica) ma anche allo sviluppo della propria critica e indipendenza.

Al desiderio, alla tentazione-corteggiamento per umana debolezza spesso si cede, specie se essi rappresentano un desiderio anche psico-fisico di amore, di rapporto con-sessuale. Sembra, infatti, che il vero serpente rappresenti, non soltanto per la psicologia del profondo e altre tradizioni antiche (es. cinese) l’organo sessuale maschile in stato di erezione e che mangiare la mela voglia dire, quindi, cedere al desiderio più naturale per ogni specie, non soltanto quella umana, che attraverso esso si perpetua. Ma il peccato, comunque ti si rappresenti, dopo rattrista. Rattrista anche l’amore fisico dopo, “Post coitum vir tristis” dicevano i latini… Come una religione si perpetua nei riti, la specie umana si perpetua mangiando le mele proibite del giardino delle origini. Il mangiar mele della Genesi rappresenterebbe, quindi, il senso di mortalità (forse da originario peccato), di “finitudine” che deve essere superato, cercando di “andare oltre” con una subblimazione o con la nascita di figli. Tra paradiso perduto delle origini (utopia) e ricerca perpetua di ritorno (crisi) l’uomo di ogni tempo vive le sue altalenanti ambivalenze e “in gran tempesta di pensieri ondeggia”.. Questo mi viene in questo momento da pensare come personale interpretazione antropologico-culturale, in qualche modo collegabile con la riflessione religiosa… dove “l’albero della conoscenza” parte già nell’Eden dal desiderio disobbediente a Dio, che è però anche desiderio di crescita della propria umanità, e da una curiosità di conoscenza non soltanto intellettiva senza la quale non ci sarebbe stato alcun progresso scientifico ma, prima di tutto, da un desiderio di conoscenza e di soddisfazione carnale. Senza il diavolo e senza la tentazione non saremmo che uomini-schiavi, “minus habentes” senza meriti, se non quello della passiva obbedienza, per la scommessa (“le pari” di Blaise Pascal) della salvezza. Attraverso la fede, certamente, ma anche attraverso la conoscenza (la sempre più attuale e moderna “fede di Tommaso”) noi possiamo riscoprire la scintilla divina che è in noi e ricongiungerci in qualche modo con le nostre origini perdute nel paradiso terrestre… E così che Dio, come la mamma più amorevole, non soffocando un originale desiderio di scoperta e di crescita di ogni anima, ha benevolmente permesso e permette ai noi suoi figli (perché non può amare, credo, lo stato di sudditanza) lo sviluppo responsabile (perfino tollerando quello irresponsabile) di ogni singola autonomia interiore. Sergio Andreatta, saggista, dirigente scolastico in Latina (Italia)




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Un serpente vero

Se ne incontri uno che fai?


In quanto al serpente, il giorno prima della partenza mentre raccoglievo a Borgo Bainsizza alcuni cesti di prugne per l’eremo, uno mi strisciava a non più di un metro davanti ai piedi. Lungo 80 cm. - 1 m. con una divisa di brillanti anelli giallo-verdi sul dorso. Una vipera, un colubrus, un biacco o chissà cosa?… E subito, istintivamente, ci siamo guardati con timore negli occhi, nelle difensive temendo ognuno l’improvvisa e scattante reazione dell’altro… La mia tentazione, favorita dalla tipica paura inconscia che emergeva e dalla varia cultura ereditata in proposito, sarebbe stata quella di ucciderlo subito lanciadogli la forbice da vite che avevo nella tasca posteriore dei jeans o magari, due minuti dopo, di arrostirlo nel fuoco dentro il mucchio di rami secchi dentro cui aveva trovato provvisorio rifugio. Ma dominando questo deleterio impulso-tentazione rimanevo immobile mentre riflettevo:”Se anch’esso esiste, e se proprio qui, questo deve avere un suo preciso significato ecologico” e così gli ho fatto dono della vita. Ieri l’ho, non più visto, ma udito strisciare sulle foglioline secche di una contenuta siepe di bambù dove forse ha posto il suo covo. E’ questa, forse, la presenza discreta di una tentazione destinata a continuare?… Sergio Andreatta

giovedì 2 luglio 2009

Esami di licenza media: sempre più brave le ragazze


Col voto massimo il 10,5% delle femmine e il 6,1% dei maschi. Raddoppiati i non ammessi.

http://www.andreatta.it/?p=1716

Ed ecco finalmente i risultati degli esami finali di licenza media che ci interessano molto da vicino per continuità didattica: gli studenti promossi con votazione massima, da quest'anno pari a 10 decimi, sarebbero soltanto l'8,2% del totale. Avrebbero così dimostrato di possedere competenze a livello di eccellenza (preferiamo usare ancora il condizionale in attesa della pubblicazione dei dati ufficiali del MIUR) appena 45.000 sui 560.000 candidati complessivi. Una statistica, davvero, desolante per la scuola media italiana! A confermarsi nettamente più brave dei compagni maschi sarebbero state, al solito, le ragazze: tra loro il 10,5% avrebbe conseguito, infatti, il punteggio massimo, mentre i compagni maschi si sarebbero fermati ad una percentuale del 6,1%. E di per sé non basterebbe neanche a giustificare questa prevalente bravura la sola constatazione di una maggiore diligenza, considerazione fatta quasi a “diminutio” del più brillante risultato. Il metodo di studio, certo, ma, forse, anche l’ipotesi di una diversa struttura dell’intelligenza personale tra la femmina e il maschio, una più intensa motivazione, un diverso e più forte desiderio di affermazione in questo campo rispetto al maschio distratto da altri traguardi. Ma tra gli stranieri: appena il 3% avrebbe riportato i 10 decimi. Qui la più bassa presenza di votazioni massime sarebbe da mettere sicuramente in relazione con il loro diverso contesto socio-culturale. - Noi tecnici della scuola, - dice lo psicopedagogista e dirigente scolastico prof. Sergio Andreatta autore del saggio “Bambini una volta” - sia pure in una prevalente connotazione pedagogica, siamo, infatti, abituati ad analizzare la filiera sempre nel suo contesto, nel processo e, quindi, anche ma non solo nel prodotto finale”. Il voto medio nazionale è di 7,4 decimi, un voto non esaltante, considerata la diffusa indulgenza e generosità (= non obiettività assoluta) di molti professori. L’emergenza scuola è tutta in questi numeri, i crudi risultati parlano da soli. Viene, infatti, generalmente riconosciuto (OCSE, PISA, INVALSI) che è la scuola media il primo nodo critico del sistema scolastico italiano, seppure neanche il peggiore rispetto a quelli successivi delle scuole superiori. Eppure il ministro Gelmini, con la sua enfatica riforma, è andata a tagliare risorse professionali (con l’introduzione dell’insegnante unico di riferimento in I elementare, la sparizione della contemporaneità nelle classi successive, ecc…) soprattutto in quella che, differenziandosi dalla negativa valutazione di sistema, era la buona nostra scuola elementare/primaria. Peccato! La votazione in numeri, espressi su una scala da uno a dieci, è stata introdotta quest'anno per volontà del ministro Gelmini al fine di rendere meno discrezionale la valutazione degli alunni. Intento di per sé positivo se si volesse, però, considerare in premessa la capacità di valutazione su un unico metro nazionale da parte dei professori. Giudizi finali, comunque, addio. Da quest'anno sui diplomi sono spariti, quindi, i tradizionali giudizi di “ottimo, distinto, buono e sufficiente”. C’è, però, un altro dato riguardante la criticità delle classi di terza media inferiore che può interessarci: quello dell'aumento sensibile dei non ammessi agli esami finali. Dai dati inviati dalle scuole al MIUR risulterebbe più che raddoppiato il numero di respinti. Se nel 2008 era del 2,1% quello di quest'anno, anche se non sembra ancora definitivo, si attesterebbe al 4,4%. E anche sull'aumento dei non ammessi avrebbe statisticamente inciso l'andamento negativo degli alunni stranieri: il 13,5% dei non italiani sarebbe stato fermato già prima di fare l'esame; mentre gli italiani non ritenuti idonei sarebbero stati il 3,5%. Percentuali abbastanza coerenti con i quadri sociofamiliari conosciuti. Ma l'elemento che avrebbe più influito sulla votazione sarebbe, a giudizio di qualche professore da noi intervistato, la norma che obbliga il consiglio di classe a promuovere l'alunno soltanto in presenza della sufficienza in tutte le materie. Naturalmente questo ha la sua validità se non si è rimediato passando artatamente tutte le insufficienze al “6” politico. E con ogni probabilità questa stessa norma ispirata ad un desiderio di merito, dall'anno prossimo, sarà introdotta anche alle superiori.

domenica 7 giugno 2009

andreatta - Cerca con Google

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giovedì 7 maggio 2009

Quando la famiglia rinuncia al suo impegno educativo…


di: Sergio Andreatta

“A difesa dell’autonomia, della laicità e della pluralità multi-culturale della scuola pubblica - dice il dirigente scolastico e saggista prof. Sergio Andreatta - un Collegio di Latina boccia all’unanimità un documento sui criteri del P.O.F., fraintesi come valori e principi da consegnare (o, forse, compiti da assegnare) ai Docenti”.


Non bastano le buone intenzioni perchè un documento sia ritenuto pertinente. Questo il giudizio del Collegio dei docenti sul documento per i “criteri del POF” prodotto dal dr. Caldarini. In realtà le tre pagine, si è osservato, danno un’ interessante rappresentazione soggettiva di quello che l’autore e le sue fonti ispirative vorrebbero che fosse un’offerta formativa, rappresentazione peraltro ben diversa e non coincidente, se non solo in parte, con la realtà oggettiva del P.O.F. di una scuola statale e laica come è il IV Circolo didattico di Latina. L’equivoco di base sta anche nell’aver confuso epistemologicamente il concetto di “criterio”, pista per un giudizio sulle linee d’azione e di condotta e, quindi, di efficienza e di efficacia significativa su quello che si fa a scuola, con quello assoluto di valore e di principio secondo una propria ideologia. Ma quello che si programma e che si attua in un’istituzione scolastica dello Stato non può che trarre eminente ispirazione dalle Carte Internazionali e dai Principi fondamentali (artt. 1-12) della Costituzione della Repubblica e, a cascata, dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo (Bertagna-Ceruti) emanate dal M.I.U.R. e inserite nel fresco Regolamento sul primo ciclo d’istruzione per il prossimo triennio. Negli scenari politico-culturali del cambiamento sociale e della complessità, con lo sviluppo positivo della ricerca scientifica e l’avanzamento della scoperta, il pensiero si fa debole e precario, come la famiglia, il lavoro e la stessa educazione e non può essere, certo, la riscoperta della tradizione (magari con la T maiuscola), con le sue presunte e rischiose certezze, la soluzione. E siccome nella comunicazione “il mezzo è anche il messaggio”, come ha scritto M.Mc Luhan (Gli strumenti del comunicare), ciò che non è frutto di un’ elaborazione e di una ricerca-azione comunitaria ma soltanto il parto ideale, neanche tanto autentico e rispettoso delle competenze magistrali, di un singolo soggetto non può avere in sé la pretesa, né critica né estetica né regolamentare, di diventare “criterio” per l’operato di una scuola pubblica. Seppure per qualche verso possa diventare, tra crisi e utopia, spunto di stimolo per un dibattito, anche più allargato. Ma che colpa ha la scuola dei modelli educativi sbagliati che si fabbricano nelle famiglie? “Da case normali per lo più; anche dal degrado, dalla miseria e dall’emargina­zione, ma altrettanto, da case belle, quartieri buo­ni e famiglie per bene. Po­trebbero essere figli di tut­ti noi, - scrive Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice ed editorialista del Corriere della Sera - incappati per insi­curezza, per solitudine, per noia nell’amico più forte, nel gruppo sbaglia­to; e si sa che il gruppo or­mai conta più della fami­glia, per il semplice fatto che la famiglia, nonostan­te il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai”. Il bullismo di tanti ragazzi, l’ ambiguo conformismo, la freddezza, il cinismo e l’ indifferenza di tanto adolescenti non si può, certo, dire che li abbia ispirati la scuola, tanto meno una scuola attenta al rispetto delle regole come la nostra (con il suo P.O.F. “Per Regola e Progetto”). Se i Genitori si rivelano in genere così deboli, ma ci sono anche tante belle eccezioni, così inascoltati e incapaci di educare è anche perché molti hanno rinunciato al loro impegno educativo e per primi sembrano aver smarrito in questo nostro difficile tempo le ragioni forti del loro essere.(Sergio Andreatta)

lunedì 27 aprile 2009

Ecco il Calendario scolastico del Lazio per il 2009/'10

Il 14 settembre 2009 ricomincia la scuola (a.s.2009/'10).
Delibera della Giunta regionale del Lazio.



Scuola e società: Le famiglie degli studenti apprezzano l'anticipo con cui il Calendario viene pubblicato. Le scuole possono ora in autonomia "adattarlo", meglio se raccordandosi in rete sul territorio, ma non ridurlo neanche di un'ora o di un giorno come, pure, troppo frequentemente era successo in passato per erronee interpretazioni del concetto giuridico di adattamento. Un richiamo alla legalità.
"Calendario Scolastico Regionale del Lazio
per l'a.s. 2009/2010 "
Decreto Legislativo n. 112 del 31 marzo 1998, art. 138, comma 1, lett. d e Decreto Legislativo n. 297 del 16 aprile 1994, art. 74.


LA GIUNTA REGIONALE


SU PROPOSTA dell'Assessore all'Istruzione, Diritto allo studio e Formazione;

VISTI gli articoli 33, 34, 117, comma 3° e 118 della Costituzione;

VISTO lo Statuto Regionale, ed in particolare l'art. 7;

VISTO l'art. 138 comma 1, lettera d del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 che delega alle Regioni la determinazione del calendario scolastico;

VISTO l'art. 153 comma 2, lettera d della Legge Regionale del 6 agosto 1999, n. 14 che recepisce la delega prevista dell'art. 138 comma 1, lettera d del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

VISTO l'art. 74 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 "Testo unico delle disposizioni legislative in materia d'istruzione relative alle scuole di ogni ordine e grado" che al comma 3 dispone lo svolgimento di non meno di 200 giorni di lezione ed al comma 2 individua come periodo di svolgimento delle attività didattiche quello compreso tra il 1° settembre ed il 30 giugno;

VISTO l'art. 21 della Legge 15 marzo 1997, n. 59 in materia di attribuzione di autonomia organizzativa e didattica alle istituzioni scolastiche;

VISTO il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 "Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della Legge 15 marzo 1997, n. 59" ed in particolare:
- l'art. 4 comma 2, che attribuisce alle istituzioni scolastiche la scansione temporale dei tempi dell'insegnamento;
- l'art. 5 comma 2, che attribuisce alle istituzioni scolastiche gli adattamenti del calendario scolastico in relazione alle esigenze derivanti dal Piano dell'offerta formativa e nel rispetto delle determinazioni adottate in materia dalle Regioni;
- l'art. 5 comma 3, che attribuisce alle istituzioni scolastiche la potestà di organizzare in modo flessibile l'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie;

RITENUTO di dover esercitare la competenza regionale nella definizione del calendario, al fine di:
a) permettere agli organi collegiali delle istituzioni scolastiche l'adozione, in tempo utile, dei provvedimenti di competenza;
b) facilitare alle famiglie la programmazione dei propri impegni, evitando a quelle con più di un figlio i disagi derivanti da periodi di interruzione delle attività didattiche eccessivamente diversificati;



CONSIDERATO che il calendario delle festività nazionali è determinato dal ministero della Pubblica Istruzione come segue:
- tutte le domeniche;
- 1° novembre: festa di tutti i Santi;
- 8 dicembre: Immacolata Concezione;
- 25 dicembre: Natale;
- 26 dicembre: Santo Stefano;
- 1° gennaio: Capodanno;
- 6 gennaio: Epifania;
- 5 Aprile: Lunedì dopo Pasqua;
- 25 aprile: anniversario della Liberazione;
- 1° maggio: festa del Lavoro;
- 2 giugno: festa nazionale della Repubblica;
- Festa del Santo Patrono.

RITENUTO opportuno determinare in due distinti giorni la data di inizio delle lezioni nel territorio regionale e precisamente:
- il 14 settembre 2009 (lunedì) per la scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di I grado
- il 15 settembre 2009 (martedì) per la scuola secondaria di II grado;

RITENUTO opportuno stabilire le seguenti date di termine delle lezioni:
- 12 giugno 2010 per la scuola primaria e secondaria di I e II grado
- 30 giugno 2010 per la scuola dell'infanzia;

PRESO ATTO, che i giorni complessivi di lezione per l'anno scolastico 2009-2010 a seguito di quanto sopra, e detratti i giorni di festività e sospensione obbligatoria, saranno rispettivamente:
- 209 per le scuole primarie e secondarie di I grado
- 208 per le scuole secondarie di II grado
- 224 per la scuola dell'infanzia;

RITENUTO opportuno, confermare che è all'interno dei giorni sopra riportati che le Istituzioni scolastiche hanno la possibilità di:
- definire gli adattamenti più opportuni a soddisfare le esigenze del piano dell'offerta formativa, concordandoli con gli Enti territoriali preposti alla erogazione dei servizi per il diritto allo studio (mensa, trasporti, ecc.);
- affrontare eventuali necessità di chiusure dovute sia ad imprevedibili eventi sopraggiunti che all'esigenza di concedere il locale scolastico in uso in quanto sede di seggio elettorale;

ESPERITA la procedura di concertazione, attraverso il Gruppo di consultazione sul calendario scolastico, di cui fanno parte la Regione Lazio, l'Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, l'ANCI Lazio, l'UPI Lazio, l'UNCEM Lazio, le Province, il Comune di Roma, le Organizzazioni di categoria e le Associazioni dei genitori;

ATTESA l'esigenza di procedere con urgenza agli adempimenti relativi alla determinazione del calendario scolastico per l'anno 2009/2010;


a l l ' u n a n i m i t a'



D E L I B E R A



1) di approvare il calendario scolastico regionale per l'anno scolastico 2009/2010, determinato come segue e sintetizzato nell'allegato prospetto che è parte integrante della presente deliberazione:

a)nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di I grado, funzionanti nella Regione Lazio,le lezioni hanno inizio il 14 settembre 2009 e terminano il 12 giugno 2010, per un totale, tenuto conto dei giorni di festività e di sospensione obbligatoria delle attività didattiche stabilite a livello nazionale, di 209 giorni utili per lo svolgimento delle attività medesime;

b) nelle scuole secondarie di II grado, funzionanti nella Regione Lazio,le lezioni hanno inizio il 15 settembre 2009 e terminano il 12 giugno 2010, per un totale, tenuto conto dei giorni di festività e di sospensione obbligatoria delle attività didattiche stabilite a livello nazionale, di 208 giorni utili per lo svolgimento delle attività medesime;

c)nella scuola dell'infanzia le attività educative iniziano il 14 settembre 2009 e terminano il 30 giugno 2010.

d) La sospensione delle lezioni è stabilita nei seguenti periodi:
- 7 dicembre 2009
- dal 23 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010: vacanze natalizie;
- dal 29 Marzo 2010 al 6 Aprile 2010: vacanze pasquali.

e) Fermo restando l'obbligo di destinare allo svolgimento delle lezioni almeno 200 giorni - a cui va equiparata l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali con il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo di cui all'art. 5, comma 3, del D.P.R. n. 275/1999 - le Istituzioni Scolastiche, nell'esercizio dell'autonomia organizzativa e didattica, hanno facoltà di adattare il calendario scolastico regionale, all'interno dei 209 e 208 (che si riducono a 208 e 207 nell'ipotesi che la ricorrenza del Santo Patrono coincida con un giorno in cui siano previste lezioni) alle esigenze specifiche derivanti dal Piano dell'Offerta Formativa.
I giorni eccedenti "almeno i 200 giorni obbligatori di lezione" fanno parte integrante del percorso didattico e devono, quindi, essere destinati all'arricchimento dell'offerta formativa,per cui non sono utilizzabili per vacanze o sospensione della didattica.

f) Le deliberazioni relative al calendario scolastico sono assunte dai competenti organi collegiali delle Istituzioni scolastiche, in parallelo alla definizione del Piano dell'Offerta Formativa, di norma, entro il 30 maggio2009, stipulate le opportune intese con gli enti territoriali preposti alla erogazione dei servizi per il diritto allo studio (mensa, trasporti, ecc.) e nel rispetto del CCNL.


2) di stabilire che gli adattamenti possano riguardare la data di inizio delle lezioni, nonché la sospensione, in corso d'anno scolastico, delle attività educative e didattiche prevedendo, ai fini della compensazione, modalità e tempi di recupero in altri periodi dell'anno scolastico delle attività educative e didattiche e delle ore di lezione non svolte.
Tutte le Istituzioni Scolastiche devono comunicare entro il 30 maggio 2009 e comunque entro e non oltre il 30 giugno 2009 il calendario scolastico adottato per l'anno scolastico 2009/2010:
- alla Direzione Regionale "Istruzione, Programmazione dell'Offerta Scolastica e Formativa e Diritto allo Studio" della Regione Lazio (e-mail aprecchia@regione.lazio.it) con lo stralcio del verbale e della delibera dell'organo collegiale;
- all'Ufficio Scolastico Regionale (e-mail direzione-lazio@istruzione.it);
- all'Assessorato competente a fornire i servizi per il diritto allo studio del proprio Comune;
Gli adattamenti del calendario, adottati in variazione del presente calendario scolastico regionale, devono essere debitamente motivati, e devono essere portati a conoscenza degli studenti, delle famiglie e delle istituzioni pubbliche preposte all'organizzazione del sistema scolastico e dei relativi servizi complementari.
Non sono considerati adattamenti del calendario scolastico e quindi legittime, le riduzioni arbitrarie dei giorni di lezione dai 209-208 fino ai 200 obbligatori, ad eccezione di quelle attribuibili alla non accessibilità degli edifici per cause di forza maggiore o provvedimento di autorità.

3) Di dare la più ampia diffusione del calendario scolastico regionale 2009/2010 nell'ambito del mondo della scuola e fra i soggetti istituzionali e le famiglie, utilizzando strumenti informativi e forme di divulgazione in collaborazione con la Direzione Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale del Lazio.

La presente deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio e ne sarà data ampia informazione sul sito regionale SIRIO (www.sirio.regione.lazio.it).

di: Sergio Andreatta

domenica 5 aprile 2009

Storie di un viaggiatore, Stanis Nievo



Al Museo Cambellotti di Latina, dal 4 al 7 aprile 2009: Mostra fotografica dei viaggi.

Riproposizione di un’intervista RAI. Omaggio dei poeti pontini Sergio Andreatta (in foto con Nievo), Rodolfo Carelli, Bruno Creo, Leone D’Ambrosio, Ettore Scaini e Adriana Vitali Veronese.

di Sergio Andreatta


Inaugurata oggi alle ore 17, presso il Museo Cambellotti di Latina, una Retrospettiva con 60 fotografie dei viaggi di Stanislao Nievo. Presenti l’assessore alla cultura Bruno Creo, la moglie dell’autore Consuelo Artelli Nievo, presidente della Fondazione Ippolito Nievo, e Francesco Maria Proietti giovane responsabile nazionale dell’organizzazione e dei servizi della stessa. In una riproposta intervista per Rai Educational del 1993 si vede lo scrittore “friulano” dare senso al suo viaggio esistenziale, interpretarlo: viaggio antropologico, più che fisico, per il mondo delle diversità multiculturali e multietniche da cui trarrà le sue numerose corrispondenze giornalistiche o il film “Mal d’Africa” (1966); viaggio nell’amicizia, quella vera che resiste alle contrarietà e alle tante superficialità, di cui ho potuto beneficiarne anch’io; viaggio nella profondità del dolore e nella tragedia di un mare o di un deserto tra un Ippolito e l’altro di Casa Nievo. L’attore e regista Maurizio Tartaglione, trovando spalla nello stesso Roberto Perticaroli direttore de “I Parchi Letterari – Omero”, si esibisce con maestria nella presentazione di alcune impressionanti pagine naturalistiche tratte da “Aurora”. Giovanni Persi, vice-questore aggiunto del Corpo Forestale dello Stato, parla del rapporto speciale che legava Stanis con la natura pontina, con la superstite foresta planizaria scampata grazie all’istituzione nel 1934 del Parco Nazionale del Circeo all’alacre bonifica delle paludi, zona umida “africana“ come “grande madre“. E brillano i rapporti intrattenuti dallo scrittore con i due direttori del Parco del Circeo dott. Ortese e Alessandrini. A queste parole mi ritornano in mente altri passi e passaggi del romanzo “Aurora” del 1979, ambientato in Agro Pontino. Qui lui trascorse l’età della scuola elementare in un borgo (Montello - Conca) confinante con il mio (Bainsizza) dove, al pod.769 dell’ONC sede per un certo periodo del Comando Alleato dopo lo sbarco di Anzio, io vissi la mia infanzia. Il podere dei miei nonni materni al Piano Rosso, provenienti da Conegliano anche prossima alla sua Colloredo, distava poco più di un chilometro dalla sua casa al borgo… Viene aperto, quindi, uno spazio a: “L’ispirazione letteraria in terra pontina attraverso un ricordo, un pensiero… un verso”. Sono presenti i poeti Sergio Andreatta, Rodolfo Carelli, Bruno Creo, Leone D’Ambrosio, Ettore Scaini e Adriana Vitali Veronese che rendono omaggio a Stanis leggendo alcune loro brevi composizioni. Apre il veneto-pontino Sergio Andreatta che alterna brevi frammenti di prose (dal suo “Una storia, un racconto”) a poesie tratte da “Eucalyptus” (1980) che ha avuto la prefazione di Nievo, ad alcune nuove e inedite produzioni come il componimento “Prigionieri dell’amore” proposto in anteprima, ispirato da una visione in Sabaudia, che impressiona per la sua intensità l’ormai folto uditorio. L’empatia doveva raggiungere, però, il suo acmè con la declamazione del novantaquattrenne Ettore Scaini, “vivaista-poeta” cisternese, costante amico di Stanis fin dai suoi 14 anni. L’incontro culturale è proseguito con gli iscritti all’”Accademia permanente degli studi e delle arti di Latina e Provincia” presieduta dal prof. Antonio Polselli. Un laboratorio che opera all’interno del Centro Sociale di Via V.Veneto. Per gli anziani un’avventura di grande significato umano, per noi un vero piacere sentirli leggere, con passione e dote di buona interpretazione, alcune pagine scelte di “Barca Solare”.


IL VIAGGIO DI STANIS


Ma che cos’è un viaggio se non, più di una metafora, la vita stessa? Vivere, viaggiare, scrivere è stato un tutt’uno, come per tanti altri, anche per Stanislao Nievo. Tutti i grandi scrittori hanno amato e amano viaggiare, anche tutti i grandi non scrittori e forse, come noi, anche tutti i non-grandi per qualcosa. Ma uno scrittore viaggia sempre diversamente da tutti gli altri, viaggia con gli occhi della mente e talvolta del cuore. Nei suggestivi locali dell’antica “Locanda Martorelli” al numero 4 di Piazza Corte ad Ariccia, tra fine settecento e gli inizi dell’ottocento, sostavano gli artisti che facevano per moda il “Grand Tour”. Un rito per i sacerdoti della cultura europea da cui nessuno osava sottrarsi se non correndo il rischio di sminuire in caratura la propria cifra artistica personale. Superfluo ricordare, allora, Johann Wolfgang von Goethe nel suo “Viaggio in Italia” (titolo mutuato nel 1956 da un libro di Guido Piovene che passando per Paderno del Grappa, il mio paese d’origine, incontra e scrive alcune pagine su un mio familiare). E chi non viaggiava fisicamente, potendosi appagare e liberarsi in altre direzioni dalle sue solite, sostando, deviando magari improvvisamente, sospendendosi dai tanti affanni della quotidianità, lo faceva viaggiando sulle ali della fantasia, come un Jules Verne e un Salgari, sedotti dalle incostrittibili avventure della mente umana. L’unico viaggio che Emilio Salgari fece veramente è stato per tre mesi su e giù lungo l’Adriatico a bordo dell’”Italia Una”. E, tuttavia, questa noiosa spola marittima è stata sufficiente ad alimentare una delle più fertili e suggestive fantasie della letteratura mondiale. “Il viaggio più affascinante è un ritorno, un’odissea, e i luoghi del percorso… sono una sfida ulissiaca” mi disse una volta, in “Casa Lawrence” a Picinisco, il conterraneo di Stanis Claudio Magris prendendo spunto dal suo premiato “L’infinito viaggiare”. La letterastura di viaggio è sterminata e perfino catalogabile in filoni precisi. Alcuni autori hanno anche tentato un’interessante autoanalisi del proprio mettersi in moto per le vie del mondo. Ma Stanislao Nievo, prima ancora del giornalista e dello scrittore, sentiva dentro di sé il prepotente bisogno di muoversi dell’esploratore di originali realtà “altre”, del fotografo e del documentarista che era in lui, lo attirava il “richiamo di luoghi isolati, senza troppa civiltà – come scrive Consuelo Artelli Nievo nel Catalogo- e lo attiravano il rischio e la scoperta, l’andare sempre “oltre” verso cose nuove e sconosciute”.


© - Sergio Andreatta, Latina, Museo Cambellotti, 4.04.2009.

giovedì 2 aprile 2009

Pesci d'aprile a scuola


Se una mela al giorno toglie il medico di torno, immaginarsi i benefici che può apportare al nostro benessere bio-psichico… una sana risata. Le ricerche scientifiche anglo-americane, pubblicate recentemente nelle pagine dell’autorevole rivista “Science”, paiono attendibili in proposito. Un servizio del TG1, nei giorni scorsi, ha perfino preteso di informare gli italiani … Nella Direzione didattica del IV Circolo di Latina c’è un Leone, non feroce s’intende, assistente amministrativo in segreteria che, data anche la sua proverbiale serietà, non immagineresti capace di…, eppure, con le parole giuste, ha ormai convinto la collaboratrice Elvira di un suo grave errore:“Il conteggio dei ticket della mensa di ieri - dice - non ritorna”. Ne sarebbero mancati tre di biglietti. “E adesso che facciamo? Che cosa possiamo fare?!” Così alla malcapitata non sembra restar altro da fare che proporre il rimborso di tasca propria… E vengono, l’esperta Dina e la giovane Marzia, convocate d’urgenza in direzione per la notifica di un immediato trasferimento a Borgo San Michele (sede a ben 5 km. di distanza dall’attuale). La loro opera, spiega il buon Leone, si rende necessaria per la pulizia della nuova scuola dell’infanzia. Le due, un pò perplesse, pensano bene di cercare una migliore spiegazione e l’alleanza con la DSGA Fulvia. Invano perché la stessa si attarda, anzi non esce più dal WC dove era data in… ritirata. In realtà la stessa sta frequentando un corso di aggiornamento fuori sede. Il IV Circolo didattico di Latina è anche noto come “il Circolo della solidarietà”. E così le maestre della scuola dell’infanzia “G.Paolo II” Graziella e Virginia, a puri fini di beneficenza, vengono invitate ad entrare in un progetto teatrale per la regia della collega Alessandra che ha notoriamente il pallino per la cosa. La generosa Virginia, già impegnata in passato nella Scuola in Ospedale di Latina, pur avvampandosi un pò nelle gote accetta di primo acchito. E del resto è ben conosciuta e apprezzata la sua bontà d’animo. Il teatro, deve anche aver pensato tra sé e sè, mi aiuterà a cavar fuori da me stessa tutto ciò che potrei esprimere al meglio. Non di meno Graziella che, però, si riserva altre 24 ore per la risposta… definitiva, magari dopo essersi consultata un pò col marito. Alla grande! Le colleghe di plesso, dove subito le due ritornano, reggono il gioco per un po’ e solo più tardi viene fatta pervenire in direzione la seguente comunicazione scritta:” Ben liete di accettare. La Compagnia si chiamerà “Pesce d’aprile!”. Grazie”… Uno squillo sul cellulare raggiunge poi il dirigente appena tornato a casa dall’ufficio: “Direttore Andreatta, c’è un’emergenza! Serve la sua presenza”. Ed io torno così indietro a piedi… Insomma:”Chi la fa, l’aspetti!” Certo un pò di buon umore non guasta mai, in nessun ambiente. Sergio Andreatta